Vincent

scritto da Vixi
Scritto 3 mesi fa • Pubblicato 3 mesi fa • Revisionato 3 mesi fa
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Autore del testo Vixi

Testo: Vincent
di Vixi

Chiamò il suo cane. Urlò di nuovo Vincent, Vincent!, ma niente. Provò a scuoterlo, a girarlo, tentò di svegliarlo in ogni modo, ma il cane ancora non si muoveva. Non aveva ancora realizzato, no, era troppo assurdo per essere vero. Il panico di Nikolaj si trasformò in lacrime: non così, balbettò tra i singhiozzi, non ora. Ormai le sue parole non erano più definite, nemmeno lui le capiva più, erano grida disperate, senza senso, confuse. Se qualcuno l'avesse visto in quelle condizioni l'avrebbe preso per pazzo. Poi l'avrebbe notata, la macchia di pelo nero davanti a cui era inginocchiato il folle, il volto su cui scorrevano lacrime che pareva tracciassero solchi, l'espressione deformata dal dolore. I capelli erano in disordine, il sudore che aveva bagnato la fronte scorreva ora lungo le tempie e si era mischiata alle lacrime che scorrevano sempre più copiose dagli occhi gonfi e arrossati. Quelle piccole gocce salate gli inumidivano le labbra, gli entravano in bocca tra le parole delle preghiere tormentate a cui nemmeno lui credeva più, alcune gli raggiungevano la punta del mento per poi cadere sul pelo del cane e scivolare rapidamente a terra. Nikolaj non vedeva più, era accecato dalle lacrime dal dolore dal panico, mentre la disperazione prendeva il sopravvento sentì una presa forte, improvvisa che gli prendeva le spalle, lo fece sobbalzare.
Si voltò di scatto. Non c'era nessuno dietro di lui. E nemmeno a sinistra, né a destra. Non c'era nessuno a parte lui. E Vincent. Vincent seduto davanti a lui, i grandi occhi a madorla di un color ambra così intenso da sembrare alieni che lo guardavano dal basso, la testa appoggiata alle ginocchia dell'uomo. Non era inginocchiato a terra, il suo cane non era sdraiato immobile davanti a lui. Le lacrime bagnavano il pelo del meticcio come cristalli e rotolavano sui jeans di Nikolaj lasciando una piccola macchia blu scuro. Sbattè le palpebre una volta, poi un'altra, poi due poi tre. Il buio della sua stanza lo avvolse, lo spiraglio di luce soffusa che passava dalla porta provenendo dal corridoio lo aiutò ad orientarsi. Si era immaginato tutto quanto, di nuovo. La fantasia prendeva il sopravvento, gli faceva pulsare le vene delle tempie, gli formava una ruga sulla fronte, poi la mossa più subdola: si mischiava alla realtà, la avvelenava, a volte la cancellava del tutto. Con un respiro tremante abbracciò la testa del cane, il suo Vincent, l'unico che gli era rimasto e rimasto accanto, cercando di ancorarsi a quel fragile presente. Quante volte dovrà succedere ancora?, sospirò nel pelo nero mentre la lingua rosa del cane gli toglieva il panico dal collo, quante volte?

Vincent testo di Vixi
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